La linea del tempo scorre nella nostra mente da sinistra verso destra, dal passato al futuro. Come in un racconto o in un film, noi avvertiamo l’ordine cronologico degli eventi in senso lineare. Questo è il frutto del nostro percepire la realtà in base alla relazione fra lo spazio e il tempo, che genera ciò che chiamiamo movimento: prima ero là, ora sono qua, dopo dove potrei essere? Vedete da voi che l’unica incognita che si pone in questo pensiero deduttivo è: cosa succederà nel futuro? Questa è la grande illusione in cui viviamo praticamente tutti e sempre.

Perché la chiamo illusione, visto che è esattamente ciò che accade nella vita di tutti i giorni e da tutte le epoche? Perché il fatto che una cosa accada da tempo alla maggior parte di noi, non significa che sia qualcosa di reale senza alcun dubbio.

Pensateci un attimo…

Quando io ripenso al mio passato e quando immagino il mio futuro, da dove lo faccio? Da questo preciso luogo e in questo preciso istante. In questo istante senza dimensione (proprio come il punto in geometria… ricordate?) che si protrae all’infinito, noi siamo continuamente tirati, come se fossimo una fune, dalle braccia del nostro pensiero. Il quale si muove (potremmo dire “vive”) solo utilizzando queste due costruzioni mentali che sono appunto il passato e il futuro, o, in una sola parola, il tempo.

Arrivati fin qui, se non siete già stramazzati al suolo, si apre una visione preziosa, una delle cose più sconvolgenti e meravigliose che abbia mai incontrato nella mia vita (che poi, senza tirarmela, sono almeno tre vite in fila): il passato e il futuro NON ESISTONO.

Noi non viviamo NULLA che non sia qui e ora. Non esiste niente, che non sia presente.

Embè?! Embè: se tutto quello che esiste, esiste solo ORA, se ne deduce che se vogliamo cambiare il nostro passato o il nostro futuro, se noi vogliamo che il passato e il futuro giochino una partita consapevole e libera, l’unica possibilità che ci è data per farlo è sul campo del presente. Da qui. Da questo luogo-tempo in cui mi trovo proprio ora.

Ed è per questo che vi scrivo spesso di quanto sia importante osservarsi e conoscersi, perché è il fuoco della consapevolezza che brucia il tempo e con esso le nostre paure e i nostri limiti. Quando noi vediamo la realtà, staccandoci dall’assurda pretesa che la realtà sia fatta di giusto/bagliato, invece che di un semplice esiste/non esiste, ci trasformiamo in esseri Umani. Esseri che avvertono tutta l’intensità dei pensieri e delle emozioni che li attraversano e, spesso, sconquassano, ma che allo stesso tempo non perdono mai di vista che quegli stessi pensieri ed emozioni vivono fra il retaggio del passato e le aspettative (belle o brutte) del futuro. Insomma, esistono in una dimensione che non esiste! Se non come pensieri ed emozioni in noi. E, scusatemi tanto, i pensieri e le emozioni in noi chi le dovrebbe vedere, conoscere, riconoscere e, quando utile a vivere più liberi e felici, trasformare? Chi? Lo zio Peppino? Noi stessi abbiamo questa responsabilità.

Se giustifico il passato, se non colgo il potere magico di questo preciso istante, il mio futuro non potrà che ripetere il mio passato. È inutile che vi affanniate a cercare un lavoro migliore, un partner che vi ami davvero, un abbraccio sincero con vostro padre o vostra sorella. Se non siete disposti a sentire fin dentro la carne che passato e futuro sono una vostra personale e soggettiva visione dei fatti che avete vissuto o che vivrete, non potrete cambiare un bel niente della vostra vita. Solo se cambiate VOI, cambierà qualcosa FUORI DI VOI. E questo vale anche per la consapevolezza di un gruppo di lavoro, di una famiglia, di un’intera nazione. Per questo motivo se io lavoro su di me, lavoro anche sugli altri.

Ognuno per sé, sanamente egoisti e, quindi, profondamente altruisti. Non c’è essere umano più bello, di quello che non dà ad altri la responsabilità della propria condizione, che sia essa di gioia o di dolore. L’unica via per la Libertà è la responsabilità di se stessi, di tutto ciò che sono, penso, sento, dico e faccio.

Qui e ora. Ovunque e per sempre.

 

Un abbraccio che non esiste

Matteo