Un giorno un amico mi dice “Sai che oggi stavo correndo da una parte all’altra. Poi mi sono reso conto che stavo correndo, l’ho realizzato”. “Una bella cosa. E allora che hai fatto?” gli domando io. “Ho rallentato” risponde “e sono andato in campagna, ho accantonato tutto e ho camminato per un’ora. E sai la cosa strana?” mi chiede. “No, dimmi…”, anche se ho intuito. È importante lasciare che le persone dicano cose belle, fa bene a entrambi. E lui continua “Mi sono rilassato a fondo. Ho sentito la fretta e lo stress scivolarmi via di dosso e, quando sono tornato ad occuparmi dei vari impegni, ho fatto tutto con piacere e tutto è filato liscio!”.

La morale, vi direbbe il mio amico, è che è inutile correre e forzare quando siete stanchi e stressati. Rallentate. Camminate. Ascoltate musica. Cucinate. Fate un’azione nella quale la vostra mente si plachi. Tornate qui, a casa vostra, che è il Presente.

Oggi è così anche per me, vi scrivo come ogni Venerdì, ma la mia mente è affaticata da un periodo di lavoro intenso. Badate bene, non mi sto lamentando. Sono felice come non lo sono stato mai, perché mi impegno tutti i giorni con passione alla realizzazione di un obiettivo. Il giorno che ho preso questa decisione “Pubblicherò un articolo ogni settimana” sapevo che avrei incontrato momenti in cui il mio ego non avrebbe gradito faticare a trovare parole originali, che rendessero lo scrivere un’azione “importante”. Avevo anche deciso che, quando mi fossi trovato in quella difficoltà, avrei scritto usando una penna intinta nel cuore. Che avrei parlato dal Presente. Lo sto facendo ora. E non sapete quanto io vi sia grato di darmi l’opportunità di scrivere parole sincere, di rallentare usando le stesse ventuno lettere che in questo periodo arrivano a stancare i miei occhi.

Quando si dice che il lavoro paga, immaginiamoci prima questo del denaro (il denaro, se serve, arriverà), che il nostro impegno e amore per ciò che facciamo sarà come un bravo genitore, che ci mette alla prova per crescere ma, quando serve, ci abbraccia forte.

Non so proprio quanto valga, ma io vi abbraccio forte, proprio come mi sento abbracciato io da questa vita intensa, a volte folle. Ma solo perché folli siamo noi a non volerla così com’è. Ma anche questo è vivere, per guarire.

 

Un abbraccio prolungato

Matteo