Immagino di poter risultare antipatico ad alcuni, non dico “tanti” o sembra che me la meno. Soprattutto da quando ho preso a scrivere con costanza le mie poesie e gli articoli di questo blog. La scrittura è oramai già diventata un elemento imprescindibile del mio lavoro. Mentre una parte di me si compiace del fatto che possa stare antipatico a qualcuno per il fatto di rendere visibili i miei pensieri, un’altra parte di me ne soffre profondamente, ché vorrebbe piacere a tutti e non urtare mai nessuno.
Da questa apparentemente ingenua affermazione deriva tutto il lavoro che svolgo su me stesso e che, professionalmente, propongo al mio pubblico attraverso musica, poesie, articoli, lezioni e workshop (domani sabato 13 aprile inizia un mio mini-corso di creatività, questo il link all’evento facebook https://www.facebook.com/events/320883908614301/). Non so voi, ma il rendermi conto che al mio interno convivono parti di me in palese disaccordo fra loro, non mi lascia indifferente e, allo stesso tempo, mi spaventa e mi affascina. Ecco, tanto per essere d’accordo con me stesso!

Come recita la mia frase di presentazione sul profilo di Faccialibro: “È tutta la vita che mi cerco e poi scopro di essere sempre stato al mio fianco.”

In effetti, sono sempre stato poco accontentabile nelle risposte, ma è solo da pochi anni che il gioco si è fatto più serio, o meglio, più consapevole. Sì, perché l’arte di conoscersi è un’avventura incredibile e indubbiamente meravigliosa, ma dura e complessa. Principalmente per il fatto che viviamo immersi in una società che se ne sbatte altamente e che, al contrario, è formata da individui in stragrande maggioranza convinti di conoscersi già, per il semplice motivo che quando parlano di sé usano la parola “io”. Ma se osserviamo bene questo pronome tante volte nominato, ci rendiamo conto di quanto sia palesemente frammentato in tanti “ii”: uno che vuole mangiare la cioccolata e l’altro che gli fa un pippone che la cioccolata fa male, un altro che dice “ma sì ragazzi freghiamocene!” ed un altro ancora che la vita è ingiusta “perché le cose buone fanno sempre male?” e si deprime… Non so a voi, ma a me questa parolina “io” inizia a puzzare più delle scarpe da tennis di un adolescente che gli è molto affezionato.

Su questo percorso, fatto in realtà del rendersi conto che noi siamo sempre nello stesso luogo e nello stesso tempo (qui e ora) e che ovunque vada sono solo in me stesso, sto imparando la quiete della solitudine e della responsabilità. Prima, le parole solitudine e responsabilità mi iniettavano in animo e corpo un’alta dose di disagio.

Ora le amo, perché mi riportano a me.

 

Anche se sono in mezzo alla folla, mi sento solo e ciò mi fa sentire sempre a casa mia, ovunque vada. Anche se mi accade qualcosa che non mi piace, mi sento il creatore di quella realtà e sento il potere di trasformarla al mio interno e, di conseguenza, anche all’esterno. Sento la mia identità come l’insieme del mio corpo, dei miei pensieri, emozioni e di tutti questi “ii” che ne combinano di cotte e di crude. Ma, soprattutto, mi sento quell’angolo di coscienza che osserva tutto ciò, impegnandosi a conoscere la macchina che sta guidando, senza per questo motivo sentirsi “solo” quella macchina. Io sono tutto di me e niente è tutto di me.

La meraviglia della nostra complessità si può rivelare agli occhi solamente quando avremo il coraggio (letteralmente l’azione del cuore) di osservarci. Fino a quando le nostre energie saranno spese nell’arte di avere ragione, di essere bravi e belli e intelligenti e sensibili e colti e “io sono io e voi non siete un cazzo”, di fatto ci staremo perdendo lo spettacolo sbalorditivo della nostra natura di esseri umani. Saremo sempre dentro al film, invece che in poltrona a goderci lo spettacolo. Quello che dico vi sembra assurdo? In effetti lo è, se non guardiamo le cose con occhi nuovi, mettendo tutto in discussione. Trovare la nostra identità, significa prima perderla.

Chiudo riportando gli ultimi quattro versi di una poesia che troverete nel mio libro “Come Nella Musica” in uscita a giugno:

 

…troverò il coraggio
di essere me stesso oltre
ogni ragione? Capovolgendo
il mistero, abbracciando il nemico?

 

Ora siamo pronti. E motore… azione!

 

Un abbraccio un po’ antipatico e un po’ simpatico

Matteo