Di fronte a un nostro vizio, generalmente, adottiamo queste posizioni:

  1. È più forte di me. Non riesco a rinunciare e, quindi, mi faccio schifo, più o meno timidamente.
  2. Sono più forte io. Riesco a rinunciare e, quindi, mi sento figo, più o meno boriosamente.

Al solito sguardo superficiale siamo portati a vedere nella seconda ipotesi un non so che di valoroso e nobile. Ma penso sia un sottile e pericoloso inganno. La prima ipotesi, se non altro, ci pone in modo sincero nei confronti della nostra vulnerabilità e del nostro essere “migliorabili” all’infinito.

Entrambe le posizioni, però, sprecano il grasso che cola dal vizio. Non fanno la scarpetta inzuppando lo sguardo in tutta la bellezza che ci regala.

Pensiamo al vizio come ad una porta. Sfruttarne il dono significa aprire quella porta ed entrare in ciò che siamo, con coraggio imparare da noi stessi. Permettere a quella soglia di definire un nostro limite “è la mia natura e non posso farci niente” è il problema che il vizio ci mostra. Ed è vero, non possiamo fingere di essere diversi da noi stessi. Eppure, ogni cambiamento reale e profondo parte sempre da qui, da dove mi trovo. Prendendo atto dei miei limiti, per poi abbracciarli forte. E farli sciogliere.

Non ha alcun senso sentirsi in colpa nei confronti di un vizio, perché vorrebbe dire rifiutarci per ciò che siamo. Non si può essere maggiormente sereni se non ci si ama maggiormente. La libertà nasce dall’accoglienza verso la nostra natura, anche quando non ci piace, e si sviluppa nella disidentificazione dalla nostra natura. Se ho un vizio, prima lo amo. Poi realizzo che quel vizio non mi definisce come persona, è solo un’abitudine e, come tale, potrà modificarsi. Ma può farlo in modo sano solo se c’è sincerità, deve andarsene con la stessa naturalezza con la quale è arrivata.

Per questo non ha alcun senso nemmeno imporsi di rinunciare ad un vizio, solo perché non “vogliamo più” avere quell’abitudine. Chi si sforza di andare contro la propria natura può farlo utilmente, ma solo per un periodo di tempo limitato ed al fine di osservare le reazioni interiori ed esteriori (emozioni, pensieri, atteggiamenti compensativi) conseguenti a quella rinuncia. Altrimenti non possiamo sapere dove quel vuoto, creato dalla rinuncia forzata, andrà a cercarsi il cibo. Più spesso di quel che sembra, con una scelta all’apparenza virtuosa ci roviniamo la vita, o la roviniamo agli altri (che poi è la stessa cosa), per il fatto che abbiamo creato un forte scompenso interiore, ma questo prima di aver conquistato un nuovo livello di benessere che rendesse di fatto inutile il vizio a cui abbiamo rinunciato.

C’è un solo atteggiamento valido, secondo la mia esperienza, nei confronti del vizio: possiamo considerarlo una virtù potenziale, ancora non maturata. Possiamo solcare la soglia che il vizio ci pone di fronte, quel nostro bisogno di amore che quel gesto (fumare, bere, fare shopping, giocare d’azzardo, bestemmiare, mangiare dolci come se non ci fosse un domani, tradire il partner… ok mi fermo qui, la lista potrebbe essere un tantino lunga) cerca di compensare.

Non c’è niente di male a cercare di compensare dei vuoti interiori, creati dalle lacerazioni delle sofferenze vissute, lo facciamo tutti. Peccato che nessuno ci abbia avvisato che non serve a nulla farlo con dei vizi. Anzi, è il modo più certo per non compensare mai quel vuoto. Il vizio serve come una spia, ci segnala un problema. La spia non è né il problema, né la soluzione al problema. Risolto il problema, la spia si spegne.

Mi osservo mentre agisco un mio vizio (ho l’imbarazzo della scelta) e non faccio altro. Semplicemente porto l’attenzione su ciò che succede in me in quel momento, su ciò che io sto facendo. So che sembra una stronzata, ma non è così. Funziona.

Il nostro sguardo interiore è come un fuoco che brucia il superfluo. Il vizio non è che un’abitudine superflua, qualcosa che facciamo per ottenere un risultato che, in questo modo, mai otterremo. Una voragine che si ingoia tutto ciò che gli offriamo dall’esterno, chiedendone sempre dell’altro. Un vuoto che possiamo riempire soltanto dall’interno. Un amore che soltanto noi possiamo darci.

Se non amiamo il vizio, siamo degli sciocchi, perché è solo da lì che possiamo imparare ad amarci e ad amare, più forte e meglio.

Basta così! Adesso mi accendo una bella sigaretta e me la godo… Ah no, è vero, non mi piace più.

 

Un abbraccio dalla soglia

Matteo